Una diversa dimensione della corsa - di Stefano Danieli

30 giugno 2013, una bellissima giornata di sole, 280 runners alla partenza della XIII Biella-Oropa-Monte Camino.

E’ il mio debutto alle skyrace e più osservo i miei compagni di avventura attrezzati di camelback, bastoncini e scarpette da trail più mi sorge il dubbio di essere fuori posto. Sarò in grado di corerre per 22 km di ininterrotta salita su sterrati, sentieri e mulattiere per un dislivello positivo di 2000 metri ?

La mia preparazione e la mia attrezzatura podistica da lungo Mar Caspio mi appaiono piuttosto inadeguati alla bisogna.

Tuttavia, mi sento incoraggiato dall’ambiente informale, semplice e rilassato del pre gara.
Non c’è il classico gonfiabile a indicare la partenza, si scatta da dietro le strisce pedonali, si parte al mio via (senza lo sparo). Bello!

Arrivo ad Oropa dopo un’ora e mezza circa, senza particolari difficoltà. Il percorso sale piuttosto progressivamente e lo sterrato è ottimo. Suggestivo il passaggio in una galleria illuminata dalle fiamme di torce a petrolio. Il percorso è perfettamente segnato, i ristori frequentissimi e simpaticissimi.

Dopo Oropa, si comincia a fare sul serio. La salita si fa più dura, il sentiero sempre meno corribile.

Passo dal lago del Mucrone, ma non lo vedo. Sono già troppo stanco? I cambiamenti climatici hanno fatto sparire il lago?

Capisco, invece, dove è il traguardo. Mi aspetta una mulattiera che sicuramente farò tutta camminando. Scorgo lassù, fra alcune chiazze di neve, i fenomeni  delle skyrace che come camosci stanno già guadagnando l’arrivo.

Sbircio il mio Garmin, che solitamente mi propone un soddisfacente 4’20”/km. Ci deve essere un errore....segna  8’/km....

Capisco che l’errore è il mio. Correre non è solo il gareggiare con la mente tutta rivolta al tempo e ai kilometri: dopo tanta strada fra smog, cemento e deserto sono in un bellissimo posto, l’aria è limpida e frizzante, posso solo sentire il suono del vento, del mio respiro e dei battiti del mio cuore nelle tempie. Devo godermi tutto questo, con la giusta tranquillità e rilassatezza.

Sto raggiungendo le nebbie della montagna. Il fine non ha importanza, conta solo l’azione.

L’incitamento, nel silenzio delle rocce, di qualche gruppo di escursionisti mi richiama alla mente il boato della folla di Central Park.

Sto sperimentando un’altra dimensione della corsa.

Gli skyracer seri, che già  scendono a valle, non lesinano graditissime parole di incoraggiamento a quelli che come me stanno  arrancando su per le  ultime interminabili centinaia di metri.

Finalmente la montagna finisce e, per forza, sono al  traguardo del Monte Camino. Riesco addirittura  a coordinarmi per correre gli ultimi dieci metri!

E’ un traguardo sonoro, non  segnalato dal solito striscione già visto mille volte, ma  dai campanacci, delle grida di gente felice, vita e solidarietà fra le rocce, la nebbia  e la neve.

Dopo qualche minuto, mi ricordo di fermare  il GPS. Più o meno, avrò impiegato 3 ore, il tempo per correre una maratona.... ma che importa? Sto gia’ divorando buonissimi panini al salame e al formaggio, sorseggiando sangria. E, per concludere, una golosissima torta di pane!

Buone corse a tutti,

Stefano Danieli